IL MARTIRIO DI SANT'ORSOLA
Il Martirio di Sant'Orsola
è l'ultimo dipinto di Caravaggio. Rispetto ad altre più sfuggenti
realizzazioni dell'artista, i documenti - ritrovati poco più di
vent'anni or sono - forniscono informazioni sovrabbondanti: il
luogo e la data dell'esecuzione, la Napoli della tarda primavera
del 1610, il nome del committente, il principe Marcantonio Doria,
figlio del doge Agostino, le circostanze dell'invio della tela
a Genova (compresi addirittura i nomi della barca e del capitano
che la guidava), dove l'opera giunge il 18 giugno, alcuni dettagli
sulla tecnica. E un titolo, che appare già nel 1620 in un inventario
dei beni di Casa Doria: Sant'Orsola confitta dal tiranno; un'indicazione
in apparenza didascalica e descrittiva, in realtà perfettamente
calzante a una scelta iconografica insolita e controcorrente,
come spesso accade nel percorso espressivo caravaggesco.
Malgrado
l'ampiezza di tanti riscontri il dipinto - dal 1832 ritornato
per via ereditaria a Napoli, nella collezione Doria d'Angri, qui
acquisito, dopo un altro passaggio, dalla Banca Commerciale Italiana
nel 1973, e dal 2001 confluito nelle raccolte d'arte di Banca
Intesa - si è imposto solo a metà degli anni settanta del secolo
scorso, nella sua inoppugnabile autografia, all'attenzione della
critica. Attribuito in precedenza a Bartolomeo Manfredi da Roberto
Longhi, esposto a Napoli nel 1963 con una dubitativa e incongrua
ascrizione a Mattia Preti, esso è stato rivendicato a Caravaggio
da Mina Gregori nel 1974 e da Ferdinando Bologna; la proposta
degli studiosi è stata di seguito confermata, con definitivi riscontri
archivistici, da Vincenzo Pacelli (1980). Da allora costituisce
il punto fermo dell'estrema stagione del pittore bergamasco. Le
precedenti incertezze, la pressoché scomparsa memoria dell'opera
dipendevano in parte dalla sua eccentrica collocazione, in parte
dalle precarie condizioni della tela, restaurata solo parzialmente
nel 1973, ma senza sanare alcuni precedenti interventi che ne
avevano dilatato il formato, cancellato alcuni decisivi particolari,
attenuato le impressionanti scelte cromatiche.
L'attuale restauro, caldeggiato dalla Soprintendenza per il Polo
Museale Napoletano - che ha tutelato la vicenda conservativa del
dipinto fin dalla sua ascrizione a Caravaggio - e fortemente voluto
da Banca Intesa quale momento imprescindibile di conoscenza e
di approfondimento storico-critico, risarcisce viceversa, e finalmente,
uno degli episodi più intriganti della vicenda di Michelangelo
Merisi, riconsegna all'ammirazione generale il suo ultimo capolavoro,
fornisce - con la straordinaria apparizione di una mano dove prima
si vedeva solo il manto della santa - nuovi e suggestivi elementi
d'interpre-tazione.
Lo
stesso fitto programma espositivo del Martirio, prima della definitiva
collocazione in via permanente al piano nobile di Palazzo Zevallos
Stigliano a Napoli, sede di Banca Intesa, delinea un itinerario
che da un lato riassume la parabola artistica di Caravaggio e
fissa, dall'altro, occasioni del tutto eccezionali per ripensarla.
Nella Galleria Borghese, eretta pochi anni dopo la morte di Caravaggio
per volontà del cardinal Scipione, che aveva interceduto con lo
zio, papa Paolo V, proprio per far revocare al pittore la pena
capitale e consentirgli quindi il ritorno a Roma, il Martirio
di Sant'Orsola risulterà infatti accostato, nel Salone d'ingresso
del pianterreno, a un cospicuo gruppo di opere dell'artista permanentemente
esposte al pubblico nella vicina sala. Due di queste, il San Giovanni
Battista e il celeberrimo David con la testa di Golia, appartengono
alla stessa fase cronologica della tela di Banca Intesa, cui risultano
collegati, oltre che da una stessa maniera, anche da particolari
salienti: l'autoritratto del pittore come Golia, ad esempio, è
pressoché identico alla figura che compare alle spalle di sant'Orsola,
mentre il San Giovanni Battista veniva portato personalmente da
Caravaggio a Scipione Borghese (nel corso del suo ultimo viaggio,
quello in cui, secondo la per altro equivoca testimonianza delle
fonti, troverà la morte a Porto Ercole) su una feluca analoga
a quella che aveva recato a Genova il Martirio.
Le
date della istituzione della Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana
coincidono pressappoco con quelle della Galleria Borghese: la
Biblioteca voluta dal cardinal Federico Borromeo è inaugurata
nel 1609, la Pinacoteca, con le raccolte d'arte del prelato, verrà
costituita nel 1618. Anche qui i visitatori potranno ammirare
un altro proverbiale capolavoro di Caravaggio, la giovanile Canestra
di frutta, sublime esito, con i coevi Ragazzo con la canestra
di frutta e Bacchino malato della Borghese, della nuova attenzione
per la pittura della realtà alla fine del XVI secolo, "lo avrei
voluto - aveva scritto Borromeo nella guida alla Pinacoteca che
lui stesso redige -porgli accanto un altro canestro simile, ma
non avendo potuto nessuno raggiungere la bellezza e eccellenza
incomparabile di questo, rimase solo...".
A Roma, insomma, un diretto confronto con gli ultimi segni del
maestro, a Milano la possibilità di misurare integralmente, dalla
prima formazione lombarda, il suo percorso espressivo. Se la tappa
vicentina consentirà di comparare la drammatica religiosità di
Caravaggio con la radicale alternativa costituita dalla secolare
tradizione delle icone russe (nelle Gallerie di Palazzo Leoni
Montanari è ospitata la più importante raccolta dell'Occidente),
l'approdo alla mostra napoletana di Capodimonte (Caravaggio: l'ultimo
tempo, da ottobre 2004 a gennaio 2005) rivela, ancora più esplicitamente,
il senso autentico dell'iniziativa di Banca Intesa. Che è infatti,
ormai da molti anni, quello di favorire la più vasta fruizione
di frammenti significativi di quella memoria collettiva che si
condensa nel segno artistico.
ESPOSIZIONE ITINERANTE:
Roma, Galleria Borghese
21 maggio - 20 giugno 2004
dalle 8.30 alle 19.00 - chiuso il lunedì
Ingresso libero alla mostra
Milano, Pinacoteca Ambrosiana
2 luglio - 29 agosto 2004
dalle 10.00 alle 17.30 - chiuso il lunedì
Ingresso libero ogni venerdì alla mostra e alla Pinacoteca
Vicenza, Gallerie di Palazzo Leoni Montanari
3 settembre - 10 ottobre 2004
dalle 10.00 alle 18.00 - chiuso lunedì e martedì
Ingresso libero alla mostra
Iniziativa promossa da
in accordo con il
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Contributi scientifici:
Piero Boccardo, Mina Gregori, Denise Maria Pagano, Gianni Papi,
Gianfranco Ravasi, Nicola Spinosa, Stefano Zuffi
Direzione del progetto:
Fatima Terzo, Responsabile Beni culturali, Banca Intesa
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Prefazione al catalogo di Giuliano Urbani, Ministro Per i Beni
e le Attività Culturali
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Prefazione al catalogo di Giovanni Bazoli, Presidente Banca
Intesa
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Comunicato stampa >
Campagna stampa
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Per saperne di più
Per informazioni:
Tel. 800.201782 (attivo dalle 9.00 alle 17.00)
e-mail: beniculturali@bancaintesa.it