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Antitarlo

La categoria antitarlo raccoglie prodotti e sistemi per proteggere mobili, travi, cornici, sculture e manufatti lignei dagli insetti xilofagi, con soluzioni da scegliere in base al tipo di legno, alla profondità dell’attacco e alla possibilità di intervenire sul manufatto. Non tutti i casi sono uguali: su un mobile smontabile può bastare un trattamento liquido ben distribuito, mentre su strutture fisse, legni molto assorbenti o oggetti delicati può servire una valutazione più attenta tra prodotto a solvente, prodotto all’acqua, gel, sistema anossico o trattamento localizzato nei fori. La scelta corretta dipende anche dalla presenza di finiture, dorature, vecchie vernici, ambienti abitati e tempi di asciugatura disponibili. Una buona disinfestazione non significa solo “bagnare il legno”, ma capire se l’attacco è attivo, preparare la superficie, trattare in modo uniforme, rispettare sicurezza e tempi, poi chiudere i fori solo dopo aver completato il ciclo.

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Guida alla scelta

Come scegliere un trattamento antitarlo nel restauro

Un buon intervento antitarlo non parte dal prodotto, ma dalla diagnosi: bisogna capire se l’attacco è ancora attivo, dove sono i fori di sfarfallamento, se compare rosume fresco, quanto è profonda la galleria e quale superficie si sta trattando. Un mobile grezzo, una trave assorbente, una cornice dorata, una scultura policroma o un dipinto su tavola non richiedono lo stesso approccio.

Nel restauro l’obiettivo è fermare o prevenire il danno biologico senza compromettere finiture, patine, vernici, dorature, film pittorici, colle storiche e materiali sensibili. Per questo la scelta tra prodotto a solvente, prodotto all’acqua, anossico o fumigante va fatta considerando assorbimento del legno, accessibilità, valore dell’oggetto, sicurezza dell’operatore e possibilità di controllare il risultato nel tempo.

Prima diagnosi: infestazione attiva o vecchi fori?

I fori nel legno non indicano sempre un’infestazione attiva: possono essere il segno di un attacco vecchio. La presenza di rosume chiaro e recente, polvere che ricompare dopo la pulizia, nuovi fori, rumori in particolari periodi o danni in aumento richiede maggiore attenzione.

Quando il dubbio è reale, si procede per gradi: osservazione, pulizia dell’area, monitoraggio e solo dopo trattamento. Questo evita interventi inutili su superfici delicate e aiuta a scegliere tra prodotti antitarlo a solvente, prodotti antitarlo all’acqua o metodi senza contatto chimico.

  • Fori vecchi: da valutare insieme a polvere, fragilità e storia dell’oggetto.
  • Rosume fresco: segnale da non ignorare, soprattutto se ricompare dopo la pulizia.
  • Superfici pregiate: richiedono test e applicazione molto controllata.

Prodotti liquidi: solvente o acqua?

Gli antitarlo liquidi sono utili quando il legno è raggiungibile e può assorbire il prodotto. Su parti grezze, retro, interni, fondi, travi e zone non decorate si può lavorare con maggiore efficacia; su superfici verniciate, cerate, dorate o dipinte la penetrazione è più limitata e bisogna evitare applicazioni aggressive.

I prodotti a solvente sono spesso scelti per penetrazione e trattamento localizzato, mentre quelli all’acqua possono essere preferiti quando si desidera ridurre odore e impatto applicativo. In entrambi i casi contano dosaggio, ventilazione, tempi di asciugatura, compatibilità con la finitura e protezione dell’operatore.

Anossico, fumiganti e oggetti sensibili

La disinfestazione anossica è una soluzione molto interessante per oggetti mobili e delicati, perché lavora per sottrazione dell’ossigeno all’interno di un involucro barriera, senza bagnare direttamente l’opera con prodotti liquidi.

I fumiganti richiedono invece grande prudenza, ambienti idonei e rispetto rigoroso delle istruzioni. Non sono la scorciatoia per ogni caso: nel restauro vanno valutati in base a volume, sicurezza, ventilazione, tipo di oggetto e rischio per persone, animali e materiali sensibili.

Come scegliere il metodo antitarlo più adatto

Per mobili, cornici, sculture e piccoli manufatti conviene distinguere tra parti decorate e parti strutturali. Dove il legno è grezzo o accessibile si può applicare o iniettare il prodotto con maggiore controllo; dove sono presenti dorature, policromie, vernici storiche o patine delicate bisogna evitare bagnature diffuse e preferire prove localizzate, protezioni o metodi alternativi.

Per travi, pavimenti e strutture lignee il problema è spesso la profondità e la continuità del trattamento: il prodotto deve raggiungere zone utili, ma senza creare colature, accumuli o odori persistenti in ambienti abitati. Per oggetti di valore, libri, piccoli manufatti, dipinti o materiali stratificati, l’anossico può essere più coerente con una logica conservativa.

Dopo il trattamento non conviene chiudere subito tutti i fori: è meglio attendere, lasciare asciugare, monitorare e solo successivamente procedere con stuccatura, consolidamento o finitura. L’antitarlo elimina o riduce il rischio biologico, ma non restituisce da solo resistenza a un legno già indebolito.

Percorsi consigliati e prodotti collegati

Chi deve affrontare un problema di tarlo può organizzare l’intervento distinguendo diagnosi, trattamento, sicurezza e finitura successiva.

  • Prodotti antitarlo a solvente per trattamenti localizzati su legno assorbente, parti grezze, interni e zone raggiungibili.
  • Prodotti antitarlo all’acqua per chi cerca una soluzione con minore impatto applicativo, sempre da valutare sul supporto.
  • Disinfestazione anossica per oggetti mobili e delicati da trattare senza contatto diretto con liquidi.
  • Fumiganti per casi specifici in cui siano presenti condizioni di sicurezza e ambienti idonei.
  • Antinfortunistica per guanti, maschere, occhiali e protezioni durante applicazione e ventilazione.
  • Consolidanti quando il legno, dopo il danno da insetti, risulta fragile, poroso o meccanicamente indebolito.
  • Cere per la manutenzione e protezione finale di superfici lignee compatibili dopo il trattamento.
  • Attrezzature per disinfestazione anossica per preparare sacchi, chiusure e controllo dell’ossigeno.

Il percorso corretto non è sempre “spruzzare antitarlo”: prima si valuta l’attività dell’infestazione, poi si sceglie il metodo meno rischioso per l’oggetto e infine si controllano asciugatura, consolidamento e finitura.

Trucchi del mestiere ed errori da evitare

Nel trattamento antitarlo il risultato dipende molto dal modo in cui si prepara l’oggetto, si legge il danno e si gestisce la fase successiva al trattamento.

  • Trucco del mestiere: pulire bene la zona e controllare se il rosume ricompare aiuta a distinguere fori vecchi da attività recente.
  • Errore da evitare: applicare antitarlo su una superficie verniciata, cerata o dorata come se fosse legno grezzo: il prodotto può non penetrare e può alterare la finitura.
  • Consiglio pratico: trattare retro, interni, fondi e zone non a vista quando sono assorbenti permette spesso un intervento più sicuro e controllato.
  • Trucco del mestiere: non chiudere subito i fori dopo il trattamento; prima è meglio lasciar asciugare, ventilare e monitorare.
  • Errore da evitare: confondere antitarlo e consolidante: il primo mira al problema biologico, il secondo alla resistenza del legno degradato.
  • Consiglio dello staff: su oggetti dorati, policromi, dipinti o molto delicati, valutare sempre l’anossico o un test localizzato prima di usare prodotti liquidi.

Domande frequenti sui prodotti antitarlo

Come capisco se il tarlo è ancora attivo?

La presenza di fori non basta. Sono più indicativi rosume fresco, polvere che ricompare dopo la pulizia, nuovi fori, aumento del danno o segnali osservati durante il monitoraggio.

Meglio antitarlo a solvente o all’acqua?

Dipende da legno, assorbimento, odore, ambiente e finitura presente. Il prodotto a solvente può essere scelto per penetrazione e trattamenti localizzati; quello all’acqua può essere preferito in contesti dove si vuole ridurre l’impatto applicativo.

Posso usare l’antitarlo su un mobile verniciato?

Sì, ma con attenzione: la vernice limita l’assorbimento. Spesso si lavora su parti grezze, retro, interni, fori o zone nascoste, facendo sempre una prova preliminare.

Quando conviene la disinfestazione anossica?

È utile per oggetti mobili, delicati o sensibili ai prodotti liquidi, come piccoli manufatti, libri, opere o materiali stratificati, purché il sacco sia realmente sigillato e il tempo di trattamento sia adeguato.

Dopo l’antitarlo posso chiudere subito i fori?

Meglio attendere asciugatura e ventilazione, poi monitorare. Solo dopo si può procedere con cere, stucchi o consolidanti se il legno lo richiede.

Domande e risposte su ANTITARLO

Hai dubbi o domande su questa categoria? Le risposte dello staff vengono pubblicate qui.

A Risposta dello staff di Antichità Belsito

XILIX GEL è un antitarlo professionale in gel indicato per il trattamento di travi, soffitti, perlinati, boiserie, parquet e strutture lignee dove l’applicazione di un prodotto liquido potrebbe essere più difficile a causa dello sgocciolamento.
Non lo presenterei però come un prodotto “preventivo” in senso assoluto. Un trattamento antitarlo non rende il legno immune da possibili attacchi futuri e non sostituisce una corretta valutazione dello stato del legno. Prima di applicarlo è importante capire se ci sono davvero segnali riconducibili a insetti xilofagi, come fori, rosume, polvere che ricompare dopo la pulizia o altri indizi di attività.
Un altro aspetto fondamentale è la condizione della superficie: XILIX GEL deve poter penetrare nel legno. Per questo motivo va applicato su legno grezzo, scoperto o realmente assorbente. Se le travi sono verniciate, cerate o coperte da una finitura filmogena, il prodotto rischia di restare in superficie e di non raggiungere correttamente il legno.
Se non è chiaro se la finitura ostacoli l’assorbimento, si può fare una piccola prova in una zona nascosta: il liquido deve essere assorbito rapidamente dal legno, quasi come da una spugna. Se invece resta lucido, scivola o bagna solo la superficie, significa che la finitura probabilmente fa da barriera.
In sintesi: XILIX GEL può essere valutato per trattare travi in legno quando il supporto è grezzo o permeabile e quando c’è un sospetto reale di infestazione. Non va però inteso come una semplice applicazione preventiva generica, né come soluzione strutturale. Se le travi sono portanti, molto degradate o presentano molti fori e rosume, è opportuno far valutare la situazione anche da un tecnico o da una ditta specializzata.

in risposta alla domanda
Q Un visitatore il 09/07/2026 ha chiesto:
Posso usare lo xilix gel sulle mie travi di legno per prevenire i tarli?
A Risposta dello staff di Antichità Belsito

Per l’applicazione a pennello, potrebbe guardare questi due diversi prodotti di Gava:

Pennellessa Ideal Gava serie 2034/I 
è una pennellessa universale, adatta a pitture, vernici e smalti, disponibile anche in misure larghe. Per un trattamento antitarlo su travi, tavole, perlinati o grandi superfici lignee è probabilmente la scelta più sensata, perché non è un pennello troppo “nobile” e permette di stendere bene il gel.

Pennellessa Green PBT Gava serie 2017/G 
È interessante perché viene descritta come adatta anche a prodotti densi e collanti. Proprio per la consistenza gelatinosa dello XILIX GEL, può essere una buona alternativa alla setola naturale.

in risposta alla domanda
Q Un visitatore il 18/06/2026 ha chiesto:
Quale pennellessa usare per XILIX GEL?

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Consulenze tecniche dello staff

Casi reali, dubbi tecnici e risposte operative dello staff su ANTITARLO.

Consulenza tecnica

Antitarlo su mobile verniciato o cerato: quando il trattamento può non penetrare correttamente

Caso reale

Un cliente ha chiesto come trattare un mobile apparentemente tarlato, sul quale sono presenti piccoli fori e qualche traccia di polvere. Il mobile però non è a legno grezzo: presenta una finitura superficiale, probabilmente una vernice, una cera o un vecchio trattamento protettivo. Il dubbio principale riguarda la possibilità di applicare direttamente l’antitarlo senza rimuovere la finitura.

Problema tecnico

La presenza di fori non conferma sempre un’infestazione ancora attiva: possono essere vecchi fori di sfarfallamento. La comparsa di rosume fresco, chiaro e localizzato dopo la pulizia è invece un segnale da valutare con maggiore attenzione.
Il problema principale, in questo caso, è la finitura del mobile. Gli antitarlo devono poter penetrare nel legno; se la superficie è coperta da vernici, cere, lacche o altre finiture filmogene, il prodotto rischia di restare in superficie senza raggiungere correttamente le fibre del legno. In queste condizioni, il trattamento può risultare parziale o poco efficace.
Anche l’iniezione nei soli fori non va considerata una soluzione completa per un mobile di dimensioni importanti: può essere utile in zone piccole e circoscritte, ma non garantisce una distribuzione uniforme dell’antitarlo in tutta la struttura lignea.

Risposta dello staff

Prima di applicare l’antitarlo è consigliabile verificare due aspetti: se i segni osservati indicano una possibile infestazione attiva e se la superficie del mobile è realmente permeabile.
La presenza di fori non significa sempre che il tarlo sia ancora attivo: potrebbero essere vecchi fori di sfarfallamento. Un segnale più utile è l’eventuale comparsa di rosume fresco, chiaro e localizzato dopo aver pulito la zona. Se la polvere ricompare sempre in corrispondenza degli stessi fori o fessure, il caso va valutato con maggiore attenzione.
Il punto più importante, però, riguarda la finitura del mobile. Gli antitarlo devono poter penetrare nel legno; se la superficie è coperta da vernici, cere, lacche o altre finiture filmogene, il prodotto può rimanere in superficie e non raggiungere correttamente le fibre. In queste condizioni il trattamento rischia di essere solo parziale o poco efficace.
Quando non si è sicuri che la finitura ostacoli l’assorbimento, si può fare una semplice prova di permeabilità in una zona nascosta del mobile. Si applica una piccola quantità di solvente o di prodotto su un punto non visibile e si osserva il comportamento della superficie: se il liquido viene assorbito rapidamente, il legno è ancora permeabile e può ricevere meglio il trattamento; se invece resta in superficie, scivola o forma una goccia senza penetrare, significa che la finitura sta facendo da barriera.
Se la finitura impedisce l’assorbimento, per un trattamento più efficace bisognerebbe intervenire su legno grezzo o su parti realmente assorbenti. Se non si vuole rimuovere la finitura dall’intero mobile, si possono almeno individuare zone non finite o meno protette, come retro, fondo, interno dei cassetti, schienale, parti inferiori o aree nascoste, e verificare se assorbono il prodotto.
Per mobili e superfici lignee accessibili si può valutare un antitarlo liquido pronto all’uso come PERMETAR, TIMPEST o AQUA TIMPEST, da applicare su legno privo di finiture o realmente permeabile. La versione spray con cannula può essere utile per trattamenti localizzati nei fori, ma non dovrebbe sostituire il trattamento più esteso delle parti assorbenti quando l’infestazione riguarda il mobile nel suo insieme.
La stuccatura dei fori e l’eventuale ripristino estetico vanno eseguiti solo dopo il trattamento, non prima.

Procedura consigliata

1. Pulire la zona interessata e rimuovere la polvere già presente, senza chiudere i fori.
2. Osservare nei giorni successivi se compare nuovo rosume, soprattutto sotto i fori o vicino alle fessure.
3. Visto che il mobile presenta una finitura, fare una prova di permeabilità in una zona nascosta: se il liquido penetra rapidamente come se fosse una spugna, il supporto è più permeabile; se resta in superficie, scivola o forma goccia, la finitura sta probabilmente ostacolando l’assorbimento.
4. Se dopo la prova il legno non risulta assorbente, verificare se esistono parti del mobile prive di finitura o meno protette, come il retro, il fondo, l’interno dei cassetti, lo schienale, le parti inferiori o altre zone nascoste. Se queste aree risultano permeabili, possono essere trattate a pennello o a spruzzo per aumentare la quantità di antitarlo che riesce effettivamente a penetrare nel legno (unitamente all'applicazione sulle parti in legno grezzo, si può applicare anche l'antitarlo a siringa nei fori dei tarli)
5. Se dopo il test di permeabilità, il legno è assorbente, applicare l’antitarlo sulle superfici accessibili, trattando il più possibile l’intera struttura lignea interessata. Utilizzare la cannula nei fori solo come supporto localizzato, non come unico trattamento per tutto il mobile.
6. Lasciare agire e asciugare secondo le indicazioni del prodotto scelto.
7. Solo dopo il trattamento e un periodo di osservazione, procedere con eventuale stuccatura dei fori e ripristino della finitura.
8. Si può valutare anche l’utilizzo combinato, dopo l’applicazione dell’antitarlo liquido, di un prodotto coadiuvante come il DOBOL fumigante. È importante però distinguere le due funzioni: l’antitarlo applicato direttamente sul legno è un trattamento residuale, perché rimane nel supporto e continua ad agire nel tempo contro gli insetti xilofagi; il fumigante, invece, agisce sull’ambiente trattato diffondendo microparticelle insetticide nello spazio, raggiungendo anfratti e zone difficili. Per questo motivo DOBOL può essere utile come supporto al trattamento complessivo, ma non deve essere considerato un sostituto dell’antitarlo applicato correttamente sul legno grezzo o permeabile.

Errori da evitare

1. Non applicare l’antitarlo direttamente su una superficie verniciata o cerata pensando che penetri comunque.
2. Non considerare automaticamente attiva un’infestazione solo perché sono presenti vecchi fori.
3. Non chiudere i fori prima del trattamento.
4. Non affidarsi solo all’iniezione nei fori quando il mobile è esteso o quando l’infestazione potrebbe riguardare più parti della struttura.
6. Non usare un fumigante ambientale come sostituto del trattamento diretto del legno.

Prodotti collegati e note

Antitarlo Permetar, Antitarlo Timpest, Antitarlo Aqua Timpest, Dobol fumigante insetticida per ambienti

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